Due diligence tecnica startup: checklist senza CTO
Contenuto generato con intelligenza artificiale e verificato da controlli automatici di qualità e fonti, senza revisione umana. Come funziona.
Due diligence tecnica startup: cosa cercano davvero gli investitori nel tuo codice
Stai per parlare con un investitore. Hai il pitch deck, i numeri di trazione, magari una lettera di intenti. Poi arriva la domanda: "Possiamo vedere il codice?". Se non hai un CTO, quel momento fa paura. La due diligence tecnica startup è la parte dell'analisi in cui l'investitore (o un tecnico per suo conto) apre il cofano e guarda cosa c'è dentro il prodotto. Non è un esame a sorpresa: puoi prepararti. Anche senza un CTO in squadra.
Questo articolo è una checklist operativa. Ogni punto è qualcosa che puoi verificare, raccogliere o sistemare da founder non tecnico, prima che qualcuno te lo chieda.
Perché la due diligence tecnica esiste (e perché ti conviene)
La due diligence è il processo con cui un investitore verifica che quello che hai raccontato nel pitch corrisponda alla realtà. Come spiega Startup Geeks, la due diligence copre diversi ambiti: finanziario, legale, di mercato e tecnologico. Quella tecnica si concentra su codice, architettura, sicurezza e proprietà intellettuale.
Non è una formalità. Secondo SprintX, gli investitori valutano la capacità dell'azienda di scalare e la solidità della tecnologia come fattori centrali nella decisione di investimento. Un prodotto che funziona ma è costruito male è un rischio. Un prodotto ben documentato e con codice pulito è un segnale positivo, anche se è un MVP.
La buona notizia: in fase pre-seed, la technical due diligence è meno approfondita di quella che subiscono le startup in Serie A. Ma devi comunque essere pronto.
La checklist: 8 aree da preparare senza CTO
1. Proprietà intellettuale del codice
Prima domanda dell'investitore: il codice è vostro? SGS Serafin evidenzia che la titolarità della proprietà intellettuale è uno dei punti più controllati in due diligence. Se hai fatto sviluppare il prodotto da freelancer o da un'agenzia, devi avere un contratto che assegna la titolarità del codice alla tua società. Non a te come persona fisica, alla società.
Cosa verificare:
- Contratti con tutti gli sviluppatori (dipendenti, freelancer, agenzie) che includano cessione della proprietà intellettuale
- Nessun codice copiato da progetti precedenti degli sviluppatori senza licenza
- Licenze delle librerie open source usate: sono compatibili con un uso commerciale?
- Se hai un contratto di sviluppo software, rileggi la clausola sulla IP
Esempio operativo: immagina di aver fatto costruire l'MVP da un freelancer trovato online. Il contratto dice "il freelancer cede i diritti sul deliverable finale". Ma non dice nulla sulle librerie custom che il freelancer ha riutilizzato da un altro progetto. Questo è un buco. Verifica e fai integrare il contratto, se necessario con l'aiuto di un legale.
2. Repository e accessi
Il codice deve stare in un repository (Git, nella stragrande maggioranza dei casi) di proprietà della società. Non nell'account personale di uno sviluppatore.
Cosa verificare:
- Il repository è intestato a un'organizzazione controllata dalla società
- Hai accesso admin (o sai chi ce l'ha e come recuperarlo)
- La cronologia dei commit esiste ed è leggibile — dimostra chi ha scritto cosa e quando
- Non ci sono credenziali, password o chiavi API committate nel codice
3. Architettura e tech stack
L'investitore (o il suo tecnico) vuole capire come è costruito il prodotto. Non serve un documento di 50 pagine. Serve chiarezza.
Prepara un documento sintetico (anche un diagramma su lavagna fotografato va bene, in pre-seed) che risponda a:
- Quali linguaggi e framework usate?
- Dove gira il software? (cloud provider, servizi managed)
- Come comunica il frontend con il backend?
- Dove stanno i dati? C'è un database? Quale?
- Ci sono dipendenze esterne critiche? (API di terze parti senza le quali il prodotto non funziona)
Se hai dubbi su come scegliere o documentare lo stack, la guida su debito tecnico MVP ti aiuta a capire cosa è accettabile in fase early e cosa diventerà un problema.
4. Sicurezza e gestione dei dati
Non devi avere un sistema di sicurezza enterprise. Ma devi dimostrare che ci hai pensato.
SGS Serafin sottolinea che la conformità GDPR e la protezione dei dati personali sono aree specifiche di verifica nella due diligence delle startup tecnologiche.
Cosa verificare:
- I dati degli utenti sono criptati (almeno in transito, idealmente anche a riposo)
- Hai una privacy policy aggiornata
- Sai dove risiedono fisicamente i dati (in quale paese, su quale provider)
- Hai un registro dei trattamenti, anche basico
- Le password non sono salvate in chiaro
La privacy by design non è un lusso: è un requisito. E per un investitore è un segnale di maturità.
5. Testing e qualità del codice
L'investitore non si aspetta una copertura di test al 100% su un MVP. Ma si aspetta che non sia zero.
Cosa verificare:
- Esistono test automatici? Anche pochi, anche solo sulle funzionalità core
- C'è un processo di deploy? (Anche semplice: "pushiamo su main e il deploy è automatico" è già qualcosa)
- Esiste un ambiente di staging separato dalla produzione?
- Ci sono errori noti e documentati? Meglio un bug tracker con issue aperte che un prodotto "perfetto" senza traccia di manutenzione
6. Scalabilità (almeno sulla carta)
Nessuno pretende che un MVP regga un milione di utenti. Ma l'investitore vuole sapere che, se il prodotto funziona, non dovrete riscrivere tutto da zero.
Secondo SprintX, la scalabilità del prodotto è uno degli elementi valutati nella due diligence tecnica, perché influisce direttamente sulla capacità della startup di crescere dopo l'investimento.
Domande a cui dovresti saper rispondere:
- Il prodotto reggerebbe 10x gli utenti attuali senza modifiche strutturali?
- Quali parti del sistema sarebbero le prime a cedere sotto carico?
- Quanto costerebbe (in termini di tempo, non solo di soldi) adattare l'architettura per la crescita?
7. Documentazione (il minimo sindacale)
Non serve un wiki interno degno di una multinazionale. Serve che qualcuno di nuovo possa capire il progetto senza tre settimane di onboarding orale.
Il minimo:
- Un README nel repository con istruzioni per far girare il progetto in locale
- Un documento (anche breve) che spiega l'architettura
- Un elenco delle variabili d'ambiente necessarie
- Una descrizione delle API principali, se il prodotto ne espone
8. Dipendenza da singole persone
Se una sola persona sa come funziona tutto il sistema, l'investitore vede un rischio enorme. È il cosiddetto "bus factor": quante persone possono essere investite da un autobus prima che il progetto si fermi?
Cosa verificare:
- C'è almeno una seconda persona che può mettere mano al codice?
- Se lo sviluppatore principale se ne va domani, riesci a continuare?
- La documentazione (punto 7) mitiga almeno in parte questo rischio?
Se non hai un CTO e il tuo unico sviluppatore è un freelancer, considera di coinvolgere un fractional CTO almeno per la fase di preparazione alla due diligence. Costa meno di un CTO full-time e ti dà credibilità tecnica davanti all'investitore.
Due diligence tecnica pre-seed: cosa cambia
In fase pre-seed la due diligence tecnica è più leggera. Molti investitori early-stage guardano più il team e il mercato che il codice. Ma "più leggera" non significa "inesistente".
Come riporta Startup Geeks, la profondità della due diligence varia in base alla fase della startup e all'entità dell'investimento, ma gli investitori si aspettano comunque di trovare informazioni organizzate e accessibili.
In pre-seed, aspettati domande su:
- Titolarità del codice e della IP
- Scelte tecnologiche e motivazioni
- Chi ha scritto il codice e con che tipo di contratto
- Roadmap tecnica: cosa costruirete con i soldi del round
Meno probabile (ma non impossibile) che ti chiedano un audit formale del codice. Più probabile che ti facciano domande in call e si aspettino risposte chiare.
Se stai preparando il round, dai un'occhiata anche agli errori comuni nel fundraising pre-seed: molti sono collegati alla mancanza di preparazione tecnica.
Cosa fare se trovi problemi
Stai facendo la checklist e scopri che il freelancer non ha mai firmato una cessione IP. O che le password sono in chiaro. O che non esiste un singolo test automatico. Niente panico.
Tre regole:
- Risolvi prima di entrare in due diligence. Un problema sistemato è un non-problema. Un problema trovato dall'investitore è una red flag.
- Documenta quello che non puoi risolvere subito. Se hai debito tecnico (e ogni MVP ne ha), mettilo nero su bianco con un piano per risolverlo. L'investitore apprezza la consapevolezza più della perfezione.
- Chiedi aiuto tecnico mirato. Non ti serve un CTO a tempo pieno per preparare una due diligence. Ti serve qualcuno competente per qualche giorno.
Nota importante: per gli aspetti legali della due diligence (contratti, IP, compliance GDPR), fatti assistere da un legale specializzato. Questa checklist copre la parte tecnica dal punto di vista operativo, non sostituisce una consulenza legale.
La tabella riassuntiva
| Area | Cosa preparare | Priorità in pre-seed |
|---|---|---|
| Proprietà intellettuale | Contratti con cessione IP, licenze open source | Alta |
| Repository | Accesso admin, cronologia commit, nessuna credenziale esposta | Alta |
| Architettura | Documento sintetico con stack, diagramma, dipendenze | Media |
| Sicurezza e dati | GDPR basics, crittografia, privacy policy | Alta |
| Testing | Test automatici (anche pochi), processo di deploy | Media |
| Scalabilità | Risposte chiare su limiti e piano di crescita | Bassa |
| Documentazione | README, architettura, variabili d'ambiente | Media |
| Bus factor | Almeno due persone con accesso e conoscenza del codice | Alta |
Prepararsi è già un vantaggio competitivo
Molti founder arrivano alla due diligence tecnica impreparati. Non perché siano negligenti, ma perché nessuno gli ha detto cosa aspettarsi. Adesso lo sai.
Non devi diventare tecnico. Devi diventare organizzato. Un investitore che apre un repository ben tenuto, con documentazione chiara e contratti in ordine, parte con un pregiudizio positivo. Uno che trova un repository caotico, senza test e senza contratti di cessione IP, parte con un pregiudizio negativo — e il pitch deck più bello del mondo non lo cancella.
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Domande frequenti
Cos'è la due diligence tecnica di una startup?
È l'analisi che gli investitori fanno sulla tecnologia della startup: qualità del codice, architettura, sicurezza, proprietà intellettuale e scalabilità. Serve a valutare il rischio tecnico dell'investimento. Come spiega Startup Geeks, è una delle diverse dimensioni (insieme a quella finanziaria, legale e di mercato) su cui gli investitori basano la loro decisione.
Posso preparare la due diligence tecnica senza un CTO?
Sì. Puoi preparare documentazione, verificare la titolarità del codice, organizzare il repository e raccogliere le informazioni chiave seguendo la checklist di questo articolo. Per l'audit vero e proprio puoi coinvolgere un fractional CTO o un consulente tecnico esterno per qualche giorno.
Quando iniziare a preparare la due diligence tecnica?
Subito, anche prima di parlare con investitori. Molte verifiche — titolarità IP, contratti con sviluppatori, documentazione architetturale — richiedono tempo e sono più facili da sistemare prima che qualcuno le chieda. Scoprire un problema durante la due diligence è molto peggio che risolverlo in anticipo.
Quanto dura una due diligence tecnica in fase pre-seed?
In fase pre-seed è più snella rispetto a round successivi. Può durare da pochi giorni a un paio di settimane, a seconda della complessità del prodotto e della documentazione già disponibile. Secondo SprintX, la profondità dell'analisi è proporzionale all'entità dell'investimento.
Cosa succede se la due diligence tecnica rivela problemi gravi?
L'investitore può chiedere di risolvere i problemi prima di procedere, rinegoziare la valutazione al ribasso oppure rinunciare all'investimento. Per questo conviene identificare e risolvere i problemi prima di entrare in due diligence. Un problema noto e documentato con un piano di rientro è molto diverso da un problema scoperto a sorpresa.
Questo articolo è stato generato da un sistema di intelligenza artificiale e sottoposto a un controllo automatico di qualità e di verifica delle fonti prima della pubblicazione, senza revisione editoriale umana. Informazione resa ai sensi dell'art. 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act). I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono un parere professionale (legale, fiscale, finanziario o tecnico). Segnalazioni ed errori: scrivici. Dettagli su come usiamo l'AI.