Circolare 5/E: prevenire la segnalazione crisi impresa PMI
La segnalazione crisi impresa PMI: cosa cambia con la Circolare 5/E
Il 16 luglio 2026 l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare 5/E, il documento che chiarisce una volta per tutte come funzionano le segnalazioni qualificate previste dal Codice della crisi d'impresa. Per chi guida una PMI, il punto è semplice: INPS e Agenzia delle Entrate hanno criteri precisi per segnalare i tuoi debiti. Se superi certe soglie, parte un meccanismo formale. Se lo sai prima, puoi intervenire prima. Il tema della segnalazione crisi impresa PMI non è più teoria: è operatività quotidiana.
Questo articolo spiega le soglie esatte, il flusso della segnalazione, i tempi che hai a disposizione e — soprattutto — come impostare un monitoraggio interno che ti eviti sorprese.
Cosa dice la Circolare 5/E del 16 luglio 2026
La Circolare 5/E è la prima parte dei chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate sul Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza (CCII). Si concentra sulle segnalazioni dei creditori pubblici qualificati — cioè Agenzia delle Entrate, INPS e Agenzia delle Entrate-Riscossione — disciplinate dall'art. 25-novies del CCII.
Il punto chiave: questi enti non segnalano a discrezione. Segnalano quando il debito dell'impresa supera soglie quantitative definite dalla legge. La Circolare chiarisce come queste soglie vanno calcolate, quale debito rileva e quale no, e come si coordina il flusso tra comunicazione preventiva e segnalazione vera e propria.
Come sintetizzato da MySolution, la Circolare mette ordine su aspetti che restavano ambigui dall'entrata in vigore del CCII, dando finalmente agli imprenditori e ai professionisti un quadro operativo chiaro.
Le soglie dell'art. 25-novies: i numeri da conoscere
Ecco le soglie che fanno scattare la segnalazione qualificata, come chiarite dalla Circolare 5/E:
Agenzia delle Entrate — debito IVA
La segnalazione scatta quando il debito IVA scaduto e non versato, risultante dalle comunicazioni delle liquidazioni periodiche (LIPE), supera 5.000 euro. Il debito rilevante è quello che emerge dal confronto tra IVA dichiarata nelle LIPE e versamenti effettivamente ricevuti.
INPS — contributi previdenziali
L'INPS segnala quando ricorrono due condizioni cumulative:
- il ritardo nel versamento dei contributi previdenziali supera 90 giorni;
- l'importo scaduto è superiore al 30% dei contributi dovuti nell'anno precedente e comunque superiore a 15.000 euro.
Per le imprese senza dipendenti, la soglia fissa scende a 5.000 euro.
Cosa significa in pratica per una PMI
Una PMI manifatturiera con 30 dipendenti che versa circa 120.000 euro l'anno di contributi INPS ha una soglia del 30% pari a 36.000 euro. In questo caso, la soglia rilevante è quella del 30%, perché superiore al minimo di 15.000 euro. Basta accumulare quattro mesi di contributi non versati per avvicinarsi pericolosamente alla soglia.
Un'impresa di servizi con partita IVA e tre soci, senza dipendenti, ha invece una soglia molto più bassa: 5.000 euro di contributi scaduti da oltre 90 giorni bastano per far partire il meccanismo.
Il flusso della segnalazione: a chi arriva e in quanto tempo
Un errore frequente: pensare che la segnalazione venga inviata alla camera di commercio o a qualche ente terzo. Non è così.
Il flusso previsto dall'art. 25-novies, come chiarito dalla Circolare 5/E, funziona in due passaggi:
- Comunicazione preventiva all'imprenditore. Quando il debito supera la soglia, il creditore pubblico qualificato invia una comunicazione direttamente all'imprenditore. Se l'impresa ha un organo di controllo (collegio sindacale o revisore), la comunicazione arriva anche a loro.
- Termine di 60 giorni. L'imprenditore ha 60 giorni dalla ricezione della comunicazione per regolarizzare il debito oppure per presentare istanza di composizione negoziata della crisi.
Se entro i 60 giorni non succede nulla — né pagamento, né rateizzazione, né istanza — il creditore pubblico procede con la segnalazione.
I destinatari della comunicazione preventiva sono quindi l'imprenditore stesso e l'organo di controllo, non soggetti terzi. Questo rende ancora più importante che l'imprenditore abbia un sistema per leggere, tracciare e reagire a queste comunicazioni nei tempi previsti.
Perché il monitoraggio manuale non basta
Molte PMI gestiscono il rapporto con fisco e INPS in modo reattivo: arriva la cartella, si chiama il commercialista, si cerca una soluzione. Con le segnalazioni qualificate il paradigma cambia. Non aspetti la cartella: l'ente ti scrive quando superi una soglia e ti dà 60 giorni. Se non reagisci, parte un flusso formale che può incidere sul rating bancario, sulle linee di credito, sulle relazioni con i fornitori.
Il problema è che in una PMI tipica il dato sul debito IVA sta nel gestionale contabile, il dato sui contributi INPS sta nel cassetto previdenziale o nello studio paghe, e nessuno dei due si incrocia in tempo reale. Il titolare scopre di aver superato la soglia quando arriva la PEC dell'Agenzia delle Entrate. A quel punto ha già perso settimane utili.
Se gestisci la contabilità con strumenti separati e senza alert, il rischio concreto è non avere visibilità sulle soglie fino a quando è troppo tardi per intervenire senza stress. Chi si occupa di software di contabilità per PMI conosce bene il problema: il dato esiste, ma è frammentato.
Come impostare un monitoraggio debiti tributari efficace
Un sistema di monitoraggio che funziona davvero deve fare poche cose, ma farle bene:
1. Centralizzare il dato debitorio
Il debito IVA da LIPE, i contributi INPS, le rate in corso (comprese eventuali rottamazioni): tutto deve confluire in un unico punto. Non serve che il gestionale parli direttamente con INPS — basta che il dato venga aggiornato con cadenza regolare, anche manualmente, purché sia visibile in un cruscotto unico.
2. Configurare le soglie dell'art. 25-novies
Le soglie sono note e fisse. Il sistema deve calcolare:
- il debito IVA scaduto e confrontarlo con la soglia di 5.000 euro;
- i contributi INPS scaduti da oltre 90 giorni, confrontandoli con il 30% del dovuto nell'anno precedente e con il minimo di 15.000 euro (o 5.000 euro se senza dipendenti).
Un suggerimento operativo: impostare l'alert interno quando il debito raggiunge il 70-80% della soglia normativa. Questo margine dà il tempo di intervenire prima che scatti la comunicazione preventiva. Non è un parametro di legge, è buon senso gestionale: se aspetti di arrivare al 100% della soglia, stai già giocando al limite.
3. Automatizzare le notifiche
L'alert deve arrivare a chi può decidere: il titolare, il responsabile amministrativo, il commercialista. Una dashboard aziendale con notifiche configurabili evita che il dato resti sepolto in un foglio Excel che nessuno apre il venerdì pomeriggio.
4. Tracciare le azioni correttive
Quando scatta l'alert, serve un workflow: chi verifica il dato? Chi decide se pagare, rateizzare o contestare? Chi monitora la scadenza dei 60 giorni se arriva la comunicazione preventiva? Senza un flusso tracciato, il rischio è che la PEC resti nella casella del titolare per tre settimane prima che qualcuno agisca.
Chi ha già investito in automazione dei processi interni sa che questi flussi non richiedono strumenti complessi. Richiedono chiarezza su chi fa cosa e un sistema che lo ricordi.
Lo scenario concreto: un'impresa di logistica con debito IVA crescente
Immagina un'impresa di trasporti con 25 dipendenti. Fattura con IVA, ha liquidazioni periodiche trimestrali. A marzo versa regolarmente. A giugno ha un problema di liquidità per un cliente che ritarda i pagamenti — e il monitoraggio dei crediti commerciali non è strutturato. Non versa l'IVA del secondo trimestre: 6.200 euro. Supera la soglia di 5.000 euro.
Senza monitoraggio, il titolare se ne accorge quando arriva la comunicazione preventiva dell'Agenzia delle Entrate. A quel punto partono i 60 giorni. Ma il problema di liquidità che ha causato il mancato versamento è ancora lì. E ora deve anche gestire la pressione della segnalazione.
Con un cruscotto che monitora il debito IVA scaduto e invia un alert al raggiungimento del 70-80% della soglia (quindi intorno ai 3.500-4.000 euro), il titolare avrebbe avuto settimane in più per intervenire. Avrebbe potuto sollecitare il cliente, negoziare una rateizzazione, o almeno preparare la documentazione per la composizione negoziata.
Composizione negoziata: l'alternativa da conoscere
La composizione negoziata della crisi è lo strumento che il legislatore ha previsto proprio per queste situazioni. Non è una procedura concorsuale. È un percorso volontario, riservato, assistito da un esperto nominato dalla camera di commercio, che aiuta l'imprenditore a trovare un accordo con i creditori.
La Circolare 5/E chiarisce che la presentazione dell'istanza di composizione negoziata entro i 60 giorni dalla comunicazione preventiva blocca la segnalazione. È una valvola di sicurezza, ma funziona solo se l'imprenditore è informato e preparato.
Per le PMI che vogliono strutturare un sistema di adempimento collaborativo con il fisco, il monitoraggio delle soglie di segnalazione è il primo tassello.
Cosa serve davvero: un riepilogo operativo
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Soglia IVA (Agenzia Entrate) | Debito scaduto superiore a 5.000 € |
| Soglia INPS (con dipendenti) | Ritardo > 90 gg, importo > 30% contributi anno precedente e > 15.000 € |
| Soglia INPS (senza dipendenti) | Ritardo > 90 gg, importo > 5.000 € |
| Comunicazione preventiva | Inviata all'imprenditore e all'organo di controllo |
| Termine per regolarizzare | 60 giorni dalla comunicazione |
| Alert interno suggerito | Al 70-80% della soglia (suggerimento operativo, non obbligo normativo) |
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Domande frequenti
Quali sono le soglie che fanno scattare la segnalazione qualificata?
Per l'Agenzia delle Entrate, il debito IVA scaduto e non versato deve superare 5.000 euro, come risultante dalle LIPE. Per l'INPS, il ritardo nei contributi deve superare 90 giorni e l'importo deve essere superiore al 30% dei contributi dovuti nell'anno precedente, con un minimo di 15.000 euro (5.000 euro per imprese senza dipendenti). Soglie chiarite dalla Circolare 5/E.
A chi viene inviata la segnalazione qualificata?
La comunicazione preventiva viene inviata direttamente all'imprenditore e, se presente, all'organo di controllo societario (collegio sindacale o revisore). Non viene inviata alla camera di commercio né ad altri enti terzi.
Quanti giorni ho per regolarizzare dopo la comunicazione preventiva?
L'imprenditore ha 60 giorni dalla ricezione della comunicazione preventiva. In questo termine può regolarizzare il debito oppure presentare istanza di composizione negoziata della crisi, bloccando così la segnalazione formale.
Cosa succede se non reagisco alla segnalazione?
Se l'imprenditore non regolarizza entro i 60 giorni e non attiva la composizione negoziata, il creditore pubblico qualificato procede con la segnalazione. Questo può avere ricadute sulla reputazione creditizia dell'impresa e sulle relazioni con banche e fornitori.
Posso automatizzare il monitoraggio delle soglie di segnalazione?
Sì. Un gestionale configurato sulle soglie dell'art. 25-novies può calcolare la posizione debitoria verso INPS e Agenzia delle Entrate e inviare alert interni quando il debito si avvicina ai limiti. L'ideale è impostare l'alert al 70-80% della soglia — un margine operativo, non normativo — per avere tempo di agire.
Questo articolo è stato redatto con il supporto di intelligenza artificiale dalla redazione Snoda, con verifica dei contenuti e delle fonti citate (trasparenza ai sensi del Reg. UE 2024/1689 — AI Act).